L’impatto AI nella moda
Penso che l'annuncio di H&M riguardo alla creazione di "gemelli" AI dei loro modelli abbia svelato una delle tendenze più affascinanti e, allo stesso tempo, controverse nel mondo della moda e oltre.
La moda, da sempre all'avanguardia nel precorrere e adottare nuove tendenze, non è estranea al fascino della tecnologia.
Tuttavia, l'idea di sostituire, anche solo parzialmente, i modelli umani con quelli artificiali solleva molte domande su come questo cambierà l'industria e il suo approccio al lavoro creativo.
Antropologia vs Tecnologia
Secondo me, la promozione di un approccio "umano-centrico", come dichiarato da H&M, si scontra subito con l'inevitabile sostituzione di vari aspetti della produzione artistica con quelli tecnologici.
Certo, avere un clone digitale può sembrare un'idea fantastica per i modelli stessi: immaginatevi la possibilità di apparire in più campagne pubblicitarie senza dover affrontare il jet-lag o spostamenti continui.
Ma ciò potrebbe anche implicare una dinamica di lavoro completamente diversa, in cui i modelli non limitati geograficamente verrebbero valutati diversamente rispetto alle tradizionali figure professionali che conosciamo oggi.
Opinioni contrastanti
L'industria sembra essere divisa su questo tema.
Da un lato, c'è un evidente vantaggio economico per le aziende che puntano a ottimizzare i costi delle campagne pubblicitarie e incrementare la diversità visiva senza dover organizzare complesse sessioni fotografiche. E questo, come suggerisce Michael Musandu di Lalaland AI, potrebbe favorire una rappresentazione più inclusiva.
Tuttavia, il timore è che si tratti solo di una manovra di riduzione dei costi e che, ad esempio, il ruolo di figure professionali come i truccatori o i tecnici della luce possa essere compromesso.
Questo mi porta a riflettere su come l'automazione non sempre coincide con l'inclusività promessa, un esempio lampante è il caso in cui l'immagine di una modella è stata modificata per apparire più caucasica, un chiaro tradimento delle intenzioni originali.
Problematiche burocratiche e istituzionali
Inoltre, c'è l'importante questione del compenso, un argomento su cui si sofferma Sara Ziff della Model Alliance. Quanto dovrebbe essere pagato un modello per il proprio "gemello digitale"?
La mancanza di regolazioni chiare in questo ambito potrebbe portare a nuove forme di sfruttamento, con modelli che cedono i loro diritti di immagine senza reale controllo sull'uso futuro.
Tendo a credere che l'adozione della tecnologia AI nel settore moda non sia un semplice trend passeggero, ma piuttosto un cambiamento strutturale che potrebbe ridefinire gli equilibri di potere. Agenti come Ingo Nolden iniziano già a mostrare scetticismo sul controllo che si perde con queste tecnologie.
E se da un lato le grandi top model probabilmente continueranno a beneficiare di notorietà e compensi adeguati, i modelli emergenti rischiano di vedere un calo delle opportunità di lavoro.
Implicazioni e riflessioni
Infine, mi sembra che la reazione mista dei vari attori del settore ci spinga a considerare le implicazioni a lungo termine.
Se da un lato l'AI potrebbe rivoluzionare il modo in cui interagiamo con la moda e come le campagne sono prodotte, dall'altro potrebbe accentuare disparità esistenti e introdurne di nuove.
Ciò che sembra certo è che il settore dovrà navigare con cautela in questo nuovo territorio, bilanciando benefici e rischi per evitare che l'innovazione diventi sinonimo di alienazione.
Allora che ne penso? Siamo di fronte a un bivio, e la direzione che sceglieremo determinerà molto del futuro non solo del mondo della moda, ma anche delle industrie creative in generale.
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